Cosa mi ha mandato avanti? Oggi lo so.
All’epoca non lo sapevo.
Nel tempo ho imparato a dare un nome a quella forza oscura che trainava ora dopo ora, le mie giornate.
RESILIENZA, si chiama così.
Ma non è stato sempre così! è col tempo che ho imparato a raddrizzare la schiena e a tirare la carretta.
Non è mai facile essere una madre sola con due figli: piccoli prima e adolescenti poi.

Devi ascoltare l’amore. Lasciarti dirigere da quel senso di protezione che ti avvolge per agire e prendere decisioni. E comunque non saprai mai se sei sulla strada giusta.
Impegno, DEDIZIONE, ANNULLAMENTO. Non sono certo parole facili, ma sono le parole chiave in questo viaggio insieme, alla scoperta delle soluzioni giuste o almeno NON TROPPO SBAGLIATE per trasformarsi in un genitore plurimo. In una Madrepadre.
Dopo tanti anni, passati nella professione di Madrepadre, sento di poter trasferire qualcosa della mia esperienza a chi si trovi nella stessa situazione di Madre Sola.
Farei una piccola differenza tra madre Sola o madre Single.
La madre Single è vista come la donna separata che dopo la fine di un matrimonio può e deve contare sulla figura di un padre, seppure obbligata da un Tribunale, nella crescita dei figli, anche se tra screzi e litigi.
La madre Single ha qualcuno con cui litigare, un passato da recriminare, delle amiche da cui farsi consolare.
Vive i figli a weekend alternati, concedendosi spazi e frazioni di vita con i quali nutre la sua resistenza alle fatiche quotidiane.
Ha tempi, modi e spese da condividere, obbligata da un giudice.
La Madre Sola o Madrepadre, invece è indifferentemente separata – divorziata – ragazza madre…
E’ una madre solitamente non aiutata da chi le sta intorno, talvolta anche colpevolizzata dalla responsabilità di una situazione dalla quale il genitore maschio viene alleggerito.

La Madrepadre viene guardata con sospetto perché molto spesso dimostra inconsapevolmente i poteri di Wonder Woman.
La si guarda e ci si chiede come faccia a gestire due figli in età scolare.
Come possa lavorare, mandare avanti le esigenze della famiglia, tenere il conto delle bollette da pagare, ricordare di andare a prendere i figli e districarsi tra gli orari assurdi del catechismo, della pallavolo, delle riunioni scolastiche, riuscendo a incastrare il lavoro con la festicciola degli amichetti, compresa di regalino da acquistare.
Al suo rientro a casa, non ha mai nessuno che le apra la porta o che tenga la luce accesa, nessuno che la accolga con un bacio o con una colpevolizzazione di ritardo.
Semplicemente non ha nessuno che la accolga.
La Madrepadre torna a casa e apre con le chiavi.
Le mantiene con la bocca, pur consapevole della massa informe di batteri e virus che esse trasportano, perché con le mani regge la borsa del lavoro, le buste della spesa, lo zaino dei bambini e i vestiti ritirati dalla lavanderia.
Quando riesce a trasferire tutto in una mano, con l’altra prende le chiavi dalla bocca e le infila nella serratura; i bambini che gridano perché scappa la pipì, si fiondano dentro casa e occupano entrambi i bagni.
Lei molla tutto sul divano e vola in cucina.
La Madrepadre sa che se mette subito sul fuoco l’acqua per la pasta, farà in tempo a togliersi le scarpe – far lavare le mani ai bambini – sistemare i loro zaini – andare finalmente a fare pipì anche lei – e preparare un minimo di condimento da aggiungere alla pasta.

Ottimizza.
Nessuno la guarda quando è Wonder Woman.
La guarda e la invidia la coppia di amici che si trascina a vivere drammaticamente i propri figli con tutto il bagaglio dei loro impegni giornalieri.
La coppia, che la studia da lontano, non capisce come possa fare da sola a gestire tutto, quando invece loro in due affogano…
Immagina e si chiede.
Si specchia in difficoltà e malumori che sembrano insormontabili….
Figuriamoci come fa a gestire tutto da sola. Dov’è il trucco?
Gli extraterrestri fanno paura e vengono isolati.
Sicuramente questa Madrepadre nasconde qualcosa… chissà cosa ci sarà sotto che non ci dice….
E impossibile che faccia tutto da sola…
Per questo motivo spesso nei weekend la Madrepadre se ne resta in solitudine; anche perché la coppia di “amici” la evita: come molti altri abituati ad affogare in due, in sua compagnia leggerebbe un confronto che li metterebbe a disagio. E pensare che lei invece, ambirebbe alla compagnia di altri adulti, come un assetato va cercando acqua nel deserto; lei aspetta la minima occasione per una chiacchiera o uno scambio di opinioni, invece spessissimo si vede scansata ed evitata come accadrebbe ad un mostro.
La Madrepadre qualche volta decide di invitare le famiglie degli amichetti a cena il sabato, per creare famiglia e rallegrare la casa riempiendola di confusione. Ma l’organizzazione di una cena e la sua gestione è complessa e stressante se portata avanti da sola.
La Madrepadre corre e si districa tra piatti da svuotare e portate da aggiungere, capricci di bambini, scherzetti e bicchieri di coca-cola rovesciata sul tavolo. Nasconde lo stress di voler rendere tutto leggero, non vuole che nessuno capisca, si accorgerebbero tutti che la scatola della loro famiglia è senza coperchio, non vuole che i bambini percepiscano un’assenza, tutto deve essere uguale alle famiglie “normali”, non li vuole vedere tristi né malinconici.
La coppia di “amici” forse non vede tutto questo, non lo può capire.
Vede la Madrepadre come un essere diverso, nessuno sa che lei vive solo per loro, per i suoi figli.
Per loro è diventata Madrepadre: ha preferito regalar loro libertà e serenità, allontanando ciò che era diventato violenza e paura. Ma non avrebbe mai desiderato-immaginato-preventivato-deciso per loro una famiglia a metà, un posto vuoto a tavola e nel lettone. Non aveva desiderato questo per loro quando li ha messi al mondo.
E allora meglio trasmutarsi.
E diventare Madrepadre per i propri figli, contro tutti.
D.R.
