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Paura del rag. Fantocci

Paolo Villaggio mi ha fatto sempre paura.
Quando ero bambina chiudevo gli occhi davanti alle immagini  dei personaggi creati dall’attore; chissà perché, ma una paura ancestrale mi prendeva e ottundeva i miei pensieri.
Non era un comportamento razionale, era una paura improvvisa e fisiologica che mi impediva di ridere alle  gags, era il suo sguardo a farmi terrore; oggi leggo questi sentimenti a ritroso e mi accorgo che dentro quello sguardo cinico e  impietoso, dietro  quel modo di far ridere, io leggevo ben altro: era come se guardassi negli occhi, inconsapevole,  la mia solitudine e la mia malinconia. Era questo, forse, a terrorizzarmi.
 Di Fantozzi poi non ne parliamo. Fantozzi era il mio incubo,  il mio terrore.
Quel personaggio fragile, delicato che veniva schiacciato dalla sua  stessa vita; quell’uomo che faticava a vivere in una realtà fatta di angoscia e che ogni giorno viveva con sofferenza, ecco, anche quel personaggio, alla ragazzina che ero, metteva tanta tristezza.
Il lui forse riconoscevo una parte della mia incapacità a reagire ai soprusi della mia piccola vita infantile, quando le difficoltà mi sembravano già insormontabili; ed era proprio in lui che forse mi rispecchiavo quando lo vedevo rotolare in quel puf, incapace di prendere una posizione nella sua esistenza, incapace di dare forma alla propria vita, così come metaforicamente la poltrona impediva di dare consistenza all’atto dello star seduto.
 Anche il professor Kranz, tedesco di Germania, sostituiva nella mia mente ingenua e infantile, la crudezza delle imposizioni che venivano dall’alto e che non tenevano minimamente   conto delle mie necessità affettive di bambina.
Paolo Villaggio nella sua grandezza e nella sua profondità umana, ha saputo ricostruire le paure, le debolezze, le sconfitte, il senso di inutilità che in qualche modo hanno costituito i tasselli della vita di tutti gli uomini.
In tanti hanno riso della inettitudine fantozziana, in tanti ne hanno avuto paura perché rivedevano nel ragioniere, le loro stesse incapacità e inutilità
Quello che Villaggio ha messo in evidenza con il personaggio del rag. Fantozzi non è soltanto il dislivello delle due classi sociali: quella dirigente e quella proprietaria, ma ha saputo tirar fuori quel senso di frustrazione che ci avvolge, inesorabilmente.
Oggi come 40 anni fa.

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