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Anna di Niccolò Ammaniti: Recensione del Romanzo e della Serie TV

Era il 2018 quando lessi Anna di N. Ammaniti e verso la fine del 2019 uscì la serie televisiva omonima, targata Sky!

La divorai all’istante. Non fu apprezzatissima immediatamente, perché ancora troppo lontana dalla mentalità comune. Troppo catastrofica, forse. Nessuno poteva immaginare quanto quella storia, fosse anticipatrice della nuova epoca storica che da lì a poco sarebbe iniziata.

Nel 2020 scoppiò il Covid19. Perché anticipatrice? perché catastrofica?

Perché la Rossa è la malattia che stermina la popolazione. Della Sicilia? Del mondo? La Rossa rende improvvisamente l’uomo un Neanderthal dell’epoca moderna. La Rossa elimina la civiltà che regredisce insieme agli elementi che hanno fatto la sua stessa civilizzazione. Forza e civiltà caratterizzano l’Umanità, ma cosa succede se quest’ultima viene attaccata? Quanto veramente possiamo contare sulla Forza della nostra Civiltà?

Anna: un’eco in due mondi

Anna, la bambina che ha imparato a sopravvivere da sola in un mondo decimato dalla Rossa, risuona in due forme d’arte: la pagina scritta e lo schermo. Ammaniti, con la sua maestria, ha plasmato un personaggio che trascende i confini del romanzo, per trovare una nuova vita nella serie TV. Eppure, come due gemelle diverse, le due Anna condividono un’anima, ma si esprimono in linguaggi distinti.

La solitudine, un filo rosso

In entrambe le narrazioni, la solitudine di Anna è il fulcro attorno al quale ruota tutto. È un’orfana, un’emarginata, una guerriera solitaria in un mondo ostile. Ma se nel romanzo la sua solitudine è dipinta con pennellate più intime, nella serie TV essa si fa più evidente, amplificata dalle immagini e dalle musiche. La telecamera si sofferma sul suo sguardo, sui suoi gesti, isolandola in un paesaggio urbano desolato, sottolineando la sua condizione di bambina-donna, persa in un mondo adulto e crudele.

L’evoluzione del personaggio

In entrambi i casi, assistiamo alla crescita di Anna, alla sua trasformazione da bambina spaventata a giovane donna forte e determinata. Tuttavia, il percorso è diverso. Nel romanzo, la sua evoluzione è più graduale, interiore. Le sue riflessioni, i suoi ricordi, ci svelano le tappe del suo cambiamento. Nella serie TV, invece, l’evoluzione è più evidente, più spettacolare. Vediamo Anna affrontare sfide sempre più difficili, crescere fisicamente e psicologicamente sotto i nostri occhi.

L’ambientazione: un personaggio a sé

L’Italia post-Rossa è un personaggio a sé stante in entrambe le narrazioni. È un mondo in rovina, popolato da sopravvissuti che lottano per la sopravvivenza. Ma se nel romanzo l’ambientazione è descritta con dettagli minuziosi, creando un’atmosfera opprimente e claustrofobica, nella serie TV essa diventa uno scenario visivamente imponente, un luogo che incute timore e meraviglia allo stesso tempo.

Dialogo e immagini: due modi di raccontare

Nel romanzo, il dialogo è essenziale. Le parole di Anna, di Pietro, dei pochi altri personaggi, ci permettono di penetrare nella loro interiorità, di capire i loro pensieri e le loro emozioni. Nella serie TV, invece, sono le immagini a parlare. Gli sguardi, i gesti, i silenzi, trasmettono ciò che le parole non possono dire.

Le differenze e le affinità

Nonostante le differenze, entrambe le narrazioni riescono a trasmettere lo stesso senso di angoscia, di speranza, di meraviglia. Entrambe ci parlano della forza dell’animo umano, della capacità di resistere anche nelle situazioni più difficili. Entrambe ci invitano a riflettere sul nostro mondo, sulle nostre paure, sui nostri desideri.

Sia il romanzo che la serie TV di “Anna” sono due opere d’arte che si completano a vicenda. Entrambe ci offrono un’esperienza unica, un viaggio emozionante nel cuore dell’umanità. E se è vero che la lettura ci permette di costruire le nostre immagini, la visione ci offre un’esperienza più immediata, più viscerale. Ma entrambe alla fine, ci lasciano con la stessa domanda: cosa significa essere umani in un mondo così fragile?

D.R.

Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 3.0

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IL CORPO UMANO (Paolo Giordano)

il-corpo-umano“……scavare una trincea tra presente e passato che neppure la memoria fosse in grado di violare”.

Dopo “La solitudine dei numeri primi”, forse ci si aspettava un romanzo che mantenesse una linea di continuità con il mondo adolescenziale e il senso di solitudine e di abbandono che ne è connesso. Invece ecco un esercito, anzi un plotone di soldati ventenni che  hanno appena chiuso con i problemi legati all’adolescenza e  che si trovano all’improvviso catapultati in un mondo molto più grande e pericoloso di quanto potessero immaginare. La prima grande prova della vita.

Il Gulistan è una zona dell’Afghanistan, definito “bolla di sicurezza“, “un recinto di sabbia esposto alle avversità” e aperto al nemico, dove  il riverbero del sole sulla  terra secca e bianca  brucia gli occhi e la notte non si possono accendere le luci per non attirare i colpi di mortaio. I giovani soldati vengono presentati quando sono in procinto di partire: l’ultimo giorno prima della guerra, le ultime cose da fare, gli ultimi saluti, gli ultimi pensieri, le ultime paure. Sì perché  in Afghanistan non ci si potrà permettere nessuna forma di debolezza. In camerata come in guerra, come nella vita devi sopravvivere e mai soccombere. Continua a leggere

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L’INFINITO VIAGGIARE di Claudio Magris

19 giugno: a metà mattinata accendo la radio per aggiornarmi sulle prove d’esame uscite alla maturità e quasi contemporaneamnente su whatsapp comincia una esplosione di sms di alcuni miei ex alunni ormai usciti dalla scuola (ma ancora sensibili al trauma della maturità), che mi chiedono…”Prooof!!! ma chi è ‘sto Magris?!!”

… in realtà non è che si possa avere una conoscenza enciclopedica di tutti gli autori al mondo, sia delle epoche passate che contemporanei!!!…

Di Magris avevo sentito qualcosa soprattutto a proposito dei premi letterari, e avevo letto alcune recensioni… ma da qui a CONOSCERLO come saggista, scrittore , germanista, professore universitario, uomo politico…! No. Non ero davvero in grado di dare una risposta decisa…. dovevo immediatamente leggerlo!!

Magris, autore estremamente contemporaneo, nasce a Trieste nel 1939, si interessa prestissimo di letteratura tedesca e comincia a scrivere.

Danubio è il capolavoro con cui vince il Premio Bagutta nel 1986  e che lo innalza tra i più importanti scrittori contemporanei. Segue una serie di premi letterari (Premio Strega 1997 con Microcosmi), tantissimi scritti tra romanzi e saggi (L’Infinito viaggiare è del 2005) e una candidatura al Premio Nobel per la Letteratura nel 2007, poi assegnata a Doris Lessing. Continua a leggere

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UNA “METAPHORA” DELLA VITA

copertinafoto DE CARLO

Come in un sogno De Carlo immagina una isola vulcanica ai margini estremi del Mediterraneo meridionale, Tari. Su di essa a picco sul mare un resort di lusso arrampicato sulle rocce. Ospiti internazionali, ricchi e famosi, in fuga o in cerca  di tregua dalle pressioni del loro mondo.

Quattordici personaggi  che, di capitolo in capitolo, offrono a turno il loro punto di vista sugli stessi accadimenti: un architetto e imprenditore milanese, la sua assistente e amante tarese;  un marinaio nato sull’isola, un falegname dall’animo artistico e un raffinato chef spagnolo; una ragazza italo-­irlandese alla ricerca delle sue origini; una giornalista francese in incognito pronta ad usare la propria penna per distruggere il resort; un potentissimo banchiere tedesco e sua moglie… e i loro terribili segreti; due anziani coniugi italiani che si dilettano nel gioco della deduzione investigativa sulle svariate personalità conosciute nel resort; una giovane star americana, ex bimba prodigio, dedita all’alcool e alla droga e suo marito, inventore di un metodo per risolvere i problemi altrui;  e infine un politico italiano che cerca il sostegno dei “poteri forti”.

Quattordici punti di vista, ognuno con la sua voce, il suo mondo, i suoi riferimenti. E soprattutto i suoi mezzi espressivi.  Ognuno credibile, ma del tutto inconciliabile con gli altri. Un intreccio strategico e innovativo pieno di coincidenze, complicazioni e colpi di scena. Un’impresa stilisticamente odissiaca.    Una varietà di prospettive e di modi di raccontare ( la nuova lingua”il tarese”, inventata magistralmente dallo scrittore…., è una innovazione stilistica da giocoliere della parola ).

Nel romanzo ci troviamo all’interno di un insieme di galassie umane e psicologiche  assorbite nello stesso universo: quello del mondo moderno, fatto di compromessi non troppo puliti; di vite spiate attraverso i social o la rete delle informazioni sul web. La realtà di cui tutti facciamo parte ma non sempre consapevolmente. Un mondo arrogante e amabile allo stesso tempo in cui si incontrano i volti e i profili psicologici delle persone che siamo o che frequentiamo tutti i giorni… senza saperlo.   “Villa Metaphora” appare  la assoluta conferma di  De Carlo nell’Empireo della letteratura contemporanea.

“Villa Metaphora” è un romanzo da leggere o al quale assistere… come ad un film

© Donatella R

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1 Commento

18 dicembre 2012 · 16:12