Archivi categoria: Il ripostiglio dei pensieri

LA MORTE DELL’ANIMA

C’è un punto in fondo all’anima.passerella sul mare

 

Un punto  di non ritorno

in cui tutto è profondo e buio

privo di vita

e di dolore.

Soffri

ma è perché non hai ancora toccato il fondo.

Dopo

non farai più caso al dolore

né a qualsiasi male dell’anima.

Un giorno vivrai

la nuova vita

nata

dalla morte dell’Anima

© Donatella R

Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Unported

2 commenti

Archiviato in Il ripostiglio dei pensieri

LUIELEI

giuliettaL

La discoteca era grandissima;

dal portoncino dove sostavano i buttafuori, in fondo  a un piccolo corridoio si apriva  una sala immensa che si intravedeva già attraverso due pesanti tende un po’ barocche.

Al centro c’era la pista da ballo, accanto qualche poltroncina e ai lati, sotto  le balconate, tavolini  e vecchi divanetti di   velluto consumato, destinati  forse alla chiacchiera o forse alla privacy delle coppiette…

Le balconate limitavano il secondo piano   della discoteca: erano in uno  stile un po’ saloon e contornavano la grande sala  ricoprendone tutto il perimetro;  vi si saliva attraverso strette scalette in legno, sopra c’erano tavolini per bere una coca-cola (non erano ancora tempi da superalcolici, anche se non  era vietata la vendita  ai minorenni), ci si affacciava dal parapetto in legno, magari con il bicchiere in mano per non sembrare impacciati e si guardava la gente ballare, sfrenata e sudata e intanto la testa esplodeva ubriaca di  Dance Hall Days di Wang Chung.

Le luci rimbalzavano da una parete all’altra e giravano in un vortice di puntini bianchi  tra i visi accaldati;

attraverso le luci psichedeliche volavano braccia impazzite, l’aria era  satura mentre  Cheri Cheri Lady dei  Modern Talking tuonava nelle vene in un’unica pulsazione.

  Subito dopo  Tarzan Boy dei Baltimora   trascinava quella massa infuocata di ragazzi nel vortice di un disperato ma ancor sano oblio.

Era inverno e Lei  per una volta aveva azzardato il suo look.

Non amava le gonne anche se quelle mini non le facevano poi tanto schifo, ma non amava metterle: Lei era una abituata ai maschi: in casa aveva un padre e   due fratelli e, assuefatta ai pantaloni,

si sentiva diversa da tutte le sue amiche che appena un maschio si avvicinava si trasformavano in “donne”.

 Era abituata a fare l’amicona dei maschi, quella con cui fare gli scherzi, a cui raccontare gli approcci sentimentali, la confidente a cui chiedere come comportarsi con una ragazza… e infatti aveva più amici maschi che femmine.

Quella serata era stata organizzata dagli amici del giro del (la libreria) Manzoni, anche se in realtà erano amici di suo fratello perché Lei non aveva il permesso di uscire la sera se non con il suo fratellone (più grande di solo 2 anni, ma  agli occhi della famiglia, considerato appartenente a  una specie più evoluta) …

Era carnevale, dunque doveva essere una serata in maschera… ma tanto non si sarebbe mascherato nessuno, quindi decise per una volta di mettersi quella minigonna nera che in realtà le stava proprio bene.

Qualche giorno prima sotto i portici al Manzoni era arrivato  Lui, a sua volta fratello di uno del gruppo.

Si erano guardati e poi basta, ma da allora Lui non aveva smesso di farle il filo ed era tornato nei giorni seguenti sempre lì, al gruppo sotto i portici.

Le sue amiche la prendevano in giro: la chiamavano “Adrianaa!” perché Lui assomigliava incredibilmente al Rocky di Stallone, ma Lei ci rideva e in quelle chiacchiere cercava di imparare a trasformarsi in “donna” anche lei.

Quando di nascosto lo guardava non poteva far altro che pensare a quanto in realtà le piacesse, con quei suoi modi un po’ rudi, ma privi di finzione scenica d’approccio.

Lui sembrava uno vero, limpido come l’acqua, e poi con Lei si comportava in modo differente da come facevano gli altri:

i fratelli erano prepotenti e antipatici, il padre nevrastenico e sempre occupato e gli amici la consideravano un po’ la sorellona di tutti.

Lui no. Lui la guardava e la vedeva.

Le sorrideva, ed era attento… forse troppo per una abituata a badare a sé stessa… Ma come le piaceva!

Quella sera in discoteca era andato anche Lui, apposta, forse perché sperava di chiederglielo.

Lei faceva la tosta… ma la minigonna alla fine se l’era messa  facendo risaltare le gambe tornite da diciassettenne.

Non era una che poteva permettersi tanto, però con la camicetta bianca e il gilettino nero, faceva la sua figura.

Lui le stava sempre accanto in mezzo alla discoteca.

A Lei non piaceva molto vedere ballare i ragazzi che a quell’età si agitavano con movenze sgraziate e cammelloidi, ma con Lui accanto, era  in effetti proprio un’altra cosa.

Seguiva fluido il ritmo della musica e non si agitava scomposto, ogni suo movimento sembrava modulato e calibrato senza eccessi inutili. Quando la musica cambiò e il Dj mise  Dolce Vita dei  Survivor Lui le fece cenno verso le scalette di legno e la prese per mano.

Quella mano fu come quando Dio gridò alle acque di aprirsi al passaggio di Mosè e le acque si aprirono.

 Il cuore le esplose in mille pezzi o semplicemente si spaccò in due parti e in mezzo il nulla.

Nulla da dire.

Nulla da rispondere.

Nulla da agire.

Quella presa stretta la rese mutaciecaesorda e in un istante si trovò sul divanetto della balconata superiore.

Soli Lei e Lui.

Dove erano quelle certezze che la rendevano così svelta con gli amici, così  estroversa nel gruppo, così sicura di sé?

Era questo il punto. Lui  a suo modo l’aveva capito, aveva intuito che Lei aveva un’anima nascosta, un carattere diverso da quello che ostentava.

Quelle poche volte che avevano parlato da soli, Lui l’aveva paragonata … ad un kiwi: pungente fuori, tenero, dolce e un po’ aspro dentro.

Qualsiasi ragazza si sarebbe offesa forse.

Ma quanta verità in quel rozzo paragone.

Lui in pochi giorni l’aveva capita come nessun altro in diciassette anni.

Seduti nel divanetto iniziarono a parlare chissà di cosa un p0′ timidi e un po’ titubanti;

Lei pensava alla figura che aveva fatto con le sue due amiche del cuore, dalla cui vista si era dileguata; si chiedeva cosa stessero pensando… avevano sicuramente capito che alla fine era capitolata tra le braccia di Rocky;

cercava di prepararsi qualche scusa per non dover dire che si era appartata con un ragazzo, pensava al fratello…

chissà cosa avrebbe raccontato alla madre…

ma poi i pensieri sfumarono e  in un istante si trovò dentro le solide braccia  di Lui che all’improvviso le si era incredibilmente  avvicinato.

Lo vide piegato sulle sue labbra, non si mosse, si toccarono.

Lei istintivamente si strinse alle  sue spalle, tutto il mondo intorno volava in un turbinio senza sosta, la musica era scomparsa: si sentiva solo il battito dei loro cuori giovani che si erano appena incontrati.

Pochi giorni. Da allora  il mondo smise di girare.

a discoteca era grandisssima; dal portoncino dove sostavano i buttafuori, attraverso due pesanti tende un po’ barocche, dopo un piccolo corridoio si apriva  una sala immensa. Al centro c’era la pista da ballo, accanto qualche poltroncina e ai lati, sotto  le balconate, tavolini  e vecchi divanetti di   vellutino consumato erano  destinati  forse alla chiacchiera o forse alla privacy delle coppiette…Le balconate erano  un secondo piano all’interno della discoteca: erano in uno  stile un po’ saloon e si propagavano nella grande sala  ricoprendone tutto il perimetro;  vi si saliva attraverso strette scalette in legno  per bere una coca-cola (non erano ancora tempi da superalcolici, anche se non ne era vietata la vendita  ai minorenni), ci si affacciava dal parapetto in legno, magari con il bicchiere in mano per non sembrare impacciati, e si guardava la gente ballare, sfrenata e sudata e intanto la testa esplodeva ubriaca di  Dance Hall Days di Wang Chung. Le luci rimbalzavano da una parete all’altra e giravano in un vortice di puntini bianchi  tra i visi accaldati; attraverso le luci psichedeliche volavano braccia impazzite e l’aria era  satura, mentre  Cheri Cheri Lady dei  Modern Talking  tuonava nelle vene in un’unica pulsazione   e subito dopo  Tarzan Boy dei Baltimora   trascinava quella massa infuocata di ragazzi nel vortice di un disperato ma ancor sano oblio.

Era inverno e Lei  per una volta aveva azzardato il suo look. Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in Il ripostiglio dei pensieri

Lacreme napuletane

arpa1h. 17,42     20-01-1988
…la mia anima è come un’arpa
che al suono di una musica
e di una voce
uscite da un cuore
vibra di una   melodia
come se agili dita ne
sfiorassero le corde.
…e mi sorprendono ogni volta
d’improvviso
brividi
lacrime e gioia

© Donatella R

Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Unporte

Lascia un commento

Archiviato in Il ripostiglio dei pensieri