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Introduzione al Decadentismo: Fondamenti e Correnti

Appunti

a. Definizione

Il Decadentismo può essere definito come un movimento culturale piuttosto vario che trova nella critica al Positivismo e alla morale borghese un punto di coesione, esso caratterizzerà il gusto estetico, la produzione artistica, in parte anche il costume, di alcuni paesi europei tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del NovecentoVai alla pagina

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I Baby Boom: Contraddizioni di un’Epoca

Chi sono davvero i Baby Boom?

Sono donne e uomini partoriti tra gli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta.

Sono stati presi in giro dai più giovani. Considerati degli sprovveduti incompetenti. Trattati come goffi digitali, ritenuti viziati perché cresciuti nel benessere degli anni Ottanta.

Erano gli anni del boom economico e si veniva al mondo con la promessa facile di una vita in pianura, il progresso tecnologico cominciava già a garantire lo svolgimento dei lavori domestici senza fatica con un risparmio del tempo che si scopriva poter essere impiegato per fare le gite fuori porta e i picnic in famiglia.

E in un nanosecondo nacque il mito della famiglia perfetta.

Il lavoro sicuro e l’uso delle cambiali garantiva l’acquisto anche dell’auto, oltre che della lavatrice e dello scaldabagno.

Le fabbriche si moltiplicavano, il lavoro aumentava, le ferie duravano un mese e qualsiasi cosa accadesse, era una novità per un mondo che si era ricostruito da solo e con fatica, dopo due guerre mondiali, milioni di morti e centinaia di migliaia di sacrifici umani per la Patria.

Il mondo stava davvero cambiando. Era questo il BOOM in cui eravamo BABY.

E non importava se lontano da noi si combattevano guerre terribili e sanguinose, per noi erano spunto per la nascita di pensieri pacifisti ed egualitari, antirazzisti e antimilitaristi. Modernità, rispetto alla vita dei nostri padri. Era il culto della NON VIOLENZA che ci distingueva,

Negli anni Ottanta però cominciarono a portarci a scuola in macchina, ma con l’accortezza di fare ogni giorno una strada diversa, per evitare di restare vittime di rapimenti o agguati terroristici. Le persone venivano rapite senza criterio, e non era necessario se ci fossero i soldi o no, in famiglia; se volevi che il tuo familiare ritornasse a casa dovevi pagare.

Gli anni Ottanta si addobbarono di bellezza e libertà. Si agghindarono con il costume della festa per sembrare allegri e faciloni, e mentre essi apparivano leggeri e ricchi, i potenti della Terra che avevano prima creato muri, iniziarono ad abbatterli innestando il germe della speranza e quello della favola dal finale positivo.

Intanto nella scuola che non funzionava già, i professori avevano il loro spazio di competenza, e quello che dicevano non solo era legge, ma aveva il potere di far scaturire ancora quel sano ceffone pedagogico che rimetteva ordine in molte strade perse.

Vero anche che molte erano le strade perse e molti i corpi gettati e annientati nei vicoli, infilzati dalla droga.

Nelson Mandela, Gorbaciov, Il Muro di Berlino e Papa Wojtyla erano la risposta ai sacrifici dei nostri Padri. Erano il mito della Speranza.

Ma allora da cosa derivava quella tendenza malata di avvelenarsi il sangue? L’eroina di fatto diventò il nuovo prodotto di commercio del benessere. La droga alimentava le mafie organizzate e la diffusione dell’AIDS.

La faccia bellina e pulita degli anni Sessanta, quella che mostrava la famiglia perfetta sul prato per il picnic, con il cestino delle vivande davanti ai sorrisi felici dei bimbi, si schiantava contro i corpi magri, sdentati e capelloni de I ragazzi dello zoo di Berlino

Questo, dunque, il terreno in cui crebbero e si formarono degli sprovveduti incompetenti, i futuri goffi digitali, i viziati cresciuti nel benessere.

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Urlo

 5 Agosto 2018

Ti ho cercato e ti ho chiamato.

Ti ho urlato.

Ho gridato te nel vuoto rimbombo della mia anima,

nella cassa di risonanza del mio dolore.

Ti ho implorato un pensiero

Ho implorato che si spegnesse il pensiero di te.

Ho pregato per te e  ti ho pregato, nei miei sogni.

Ho disperato e ho provato a ricrederci.

Poi mi sono raccolta nel mio vuoto e col vuoto mi sono protetta.

Le mie grida tornavano indietro acute e taglienti e si schiantavano sulla disperazione

Ferita, sanguinante.

Il vuoto di te mi lacerava l’anima

Ma tu non hai risposto.

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LA MADREPADRE

Cosa mi ha mandato avanti? Oggi lo so.

All’epoca non lo sapevo.

Nel tempo ho imparato a dare un nome a quella forza oscura che trainava ora dopo ora, le mie giornate.

RESILIENZA, si chiama così.

Ma non è stato sempre così! è col tempo che ho imparato a raddrizzare la schiena e a tirare la carretta.

Non è mai facile essere una madre sola con due figli: piccoli prima e adolescenti poi.

Devi ascoltare l’amore. Lasciarti dirigere da quel senso di protezione che ti avvolge per agire e prendere decisioni. E comunque non saprai mai se sei sulla strada giusta.

Impegno, DEDIZIONE, ANNULLAMENTO. Non sono certo parole facili, ma sono le parole chiave in questo viaggio insieme, alla scoperta delle soluzioni giuste o almeno NON TROPPO SBAGLIATE per trasformarsi in un genitore plurimo. In una Madrepadre.

Dopo tanti anni, passati nella professione di Madrepadre, sento di poter trasferire qualcosa della mia esperienza a chi si trovi nella stessa situazione di Madre Sola.

Farei una piccola differenza tra madre Sola o madre Single.

La madre Single è vista come la donna separata che dopo la fine di un matrimonio può e deve contare sulla figura di un padre, seppure obbligata da un Tribunale, nella crescita dei figli, anche se tra screzi e litigi.

La madre Single ha qualcuno con cui litigare,  un passato da recriminare, delle amiche da cui farsi consolare.

Vive i figli a weekend alternati, concedendosi spazi e frazioni di vita con i quali nutre la sua resistenza alle fatiche quotidiane.

Ha tempi, modi e spese da condividere, obbligata da un giudice.

La Madre Sola o Madrepadre, invece è indifferentemente separata – divorziata – ragazza madre…

E’ una madre solitamente non aiutata da chi le sta intorno, talvolta anche colpevolizzata dalla responsabilità di una situazione dalla quale il genitore maschio viene alleggerito.

La Madrepadre viene guardata con sospetto perché molto spesso dimostra inconsapevolmente i poteri di Wonder Woman.

La si guarda e ci si chiede come faccia a gestire due figli in età scolare.

Come possa  lavorare, mandare avanti le esigenze della famiglia, tenere il conto delle bollette da pagare,  ricordare di andare a prendere i figli e districarsi tra gli orari assurdi del catechismo, della pallavolo, delle riunioni scolastiche, riuscendo a incastrare il lavoro con la festicciola degli amichetti, compresa di regalino da acquistare.

Al suo rientro a casa, non ha mai nessuno che le apra la porta o che tenga la luce accesa, nessuno che la accolga con un bacio o con una colpevolizzazione di ritardo.

Semplicemente non ha nessuno che la accolga.

La Madrepadre torna a casa e apre con le chiavi.

Le mantiene con la bocca, pur consapevole della massa informe di batteri e virus che esse trasportano, perché con le mani regge la borsa del lavoro, le buste della spesa, lo zaino dei bambini e i vestiti ritirati dalla lavanderia.

Quando riesce a trasferire tutto in una mano, con l’altra prende le chiavi dalla bocca e le infila nella serratura; i bambini che gridano perché scappa la pipì, si fiondano dentro casa e occupano entrambi i bagni.

Lei molla tutto sul divano e vola in cucina.

La Madrepadre sa che se mette subito sul fuoco l’acqua per la pasta, farà in tempo a togliersi le scarpe – far lavare le mani ai bambini – sistemare i loro zaini – andare finalmente a fare pipì anche lei – e preparare un minimo di condimento da aggiungere alla pasta.

Ottimizza.

Nessuno la guarda quando è Wonder Woman.

La guarda e la invidia la coppia di amici che si trascina a vivere drammaticamente i propri figli con tutto il bagaglio dei loro impegni giornalieri.

La coppia, che la studia da lontano, non capisce come possa fare da sola a gestire tutto, quando invece loro in due affogano…

Immagina e si chiede.

Si specchia in difficoltà e malumori che sembrano insormontabili….

Figuriamoci come fa a gestire tutto da sola. Dov’è il trucco?

Gli extraterrestri fanno paura e vengono isolati.

Sicuramente questa Madrepadre nasconde qualcosa… chissà cosa ci sarà sotto che non ci dice….

E impossibile che faccia tutto da sola…

Per questo motivo spesso nei weekend la Madrepadre se ne resta in solitudine; anche perché la coppia di “amici” la evita: come molti altri abituati ad affogare in due, in sua compagnia leggerebbe un confronto che li metterebbe a disagio. E pensare che lei invece, ambirebbe alla compagnia di altri adulti, come un assetato va cercando acqua nel deserto; lei aspetta la minima occasione per una chiacchiera o uno scambio di opinioni, invece spessissimo si vede scansata ed evitata come accadrebbe ad un mostro.

La Madrepadre qualche volta decide di invitare le famiglie degli amichetti a cena il sabato, per creare famiglia e rallegrare la casa riempiendola di confusione. Ma l’organizzazione di una cena e la sua gestione è complessa e stressante se portata avanti da sola.

La Madrepadre corre e si districa tra piatti da svuotare e portate da aggiungere, capricci di bambini, scherzetti e bicchieri di coca-cola rovesciata sul tavolo. Nasconde lo stress di voler rendere tutto leggero, non vuole che nessuno capisca, si accorgerebbero tutti che la scatola della loro famiglia è senza coperchio, non vuole che i bambini percepiscano un’assenza, tutto deve essere uguale alle famiglie “normali”, non li vuole vedere tristi né malinconici.

La coppia di “amici” forse non vede tutto questo, non lo può capire.

Vede la Madrepadre come un essere diverso, nessuno sa che lei vive solo per loro, per i suoi figli.

Per loro è diventata Madrepadre: ha preferito regalar loro libertà e serenità, allontanando ciò che era diventato violenza e paura. Ma non avrebbe mai desiderato-immaginato-preventivato-deciso per loro una famiglia a metà, un posto vuoto a tavola e nel lettone. Non aveva desiderato questo per loro quando li ha messi al mondo.

E allora meglio trasmutarsi.

E diventare Madrepadre per i propri figli, contro tutti.

D.R.

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La verità che nessuno ti racconta

Le persone che ti AMANO davvero, ti dicono anche le VERITÀ scomode.

Spesso penso a questa cosa. Le persone che ti amano cercheranno sempre di darti i consigli giusti, ma saranno anche quelle che ti daranno feedback scomodi. Ricordati sempre che chi ti vuole bene davvero, sarà pronto ad essere duro e ti dirà cose che tu non vorresti mai ascoltare, verità che vorresti nascondere sotto quelle false che ti fa comodo raccontare a te stesso.

Saranno le persone che ti amano a dire cosa non va veramente, senza menzogne, senza favolette, senza costruzioni e senza girarci intorno. Ti sembreranno brusche e intransigenti. E quello che ti diranno farà male, perché probabilmente non sarai pronto a riceverlo. Ma è che, AMANDOTI, costoro vorranno darti i consigli sinceri e giusti, perché ti vedono, vivono il tuo problema e sentono di non doverti ingannare, mai.

RICORDA: quando ricevi un feedback da una persona che ami, anche se ti fa male, tieni a mente che quello è il punto su cui devi lavorare e migliorare.

A questo punto una domanda devi fartela: chi è in questo momento nella tua vita, la persona che ti sta AMANDO?

© Donatella
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International License.

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Adolescenza e Comunicazione

Comunicare con i genitori da adolescenti… Difficile anche solo pensarlo, per un giovane. Difficile riuscire a comprendere i propri figli in questa fase di transizione, anche per i genitori. Mai sottovalutare l’importanza del dialogo: una buona comunicazione è infatti fondamentale per il benessere emotivo e la crescita dei ragazzi.

A 16 anni un essere umano in crescita va cercando di scoprire chi è realmente, di costruire la propria identità, ma spesso tale ricerca di indipendenza e autonomia può creare delle barriere nella comunicazione con gli adulti.

Sono molti i metodi da usare per migliorare la comunicazione e costruire una relazione forte e duratura.

Dovremmo noi dimostrare ad un giovane supporto e interesse, ascoltandone con attenzione i pensieri e rispettandone i punti di vista; cercando di impostare un dialogo aperto sui temi fondanti, senza giudicarne o minimizzarne i sentimenti.

Consigli pratici? Banali, in realtà.

  • Sostenere i propri figli nei loro interessi e nelle loro passioni;
  • Mantenersi coerenti nelle regole prestabilite, soprattutto se concordate con loro;
  • Mostrare sempre amore incondizionato e sostegno nei momenti difficili, anche se siamo contrariati. Il momento del chiarimento e della punizione arriva dopo. Prima è meglio affrontare il problema mostrandosi spalla forte e robusta, immobile e resistente, poi ci sarà lo spazio per i chiarimenti senza colpevolizzazioni, ed eventuali punizioni.
  • Riconoscere al ragazzo le proprie responsabilità senza per forza attribuirle a persone o eventi altri, e spronarlo a affrontarne le conseguenze.

Una comunicazione corretta è cruciale anche per una più sostanziosa educazione affettiva allo scopo di insegnare a costruire relazioni sane e durature.

© Donatella
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Unported

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Generazione X

Secoli e millenni di processi evolutivi… annientati in pochi anni da pochi click su un tastino, e onde invisibili rivelatrici di miliardi e miliardi di informazioni. Cosa c’è dietro il semplice utilizzo del telefonino con accesso facilitato in internet? Cosa lo rende diabolico e come interferisce sulla mente umana? Certo la scienza non è il mio campo… ma i Giovani, il loro mondo, il loro cervello e il loro modo di ragionare, sì.

Per lavoro trascorro praticamente due terzi della mia vita a contatto con il periodo della vita più prolifico di cambiamenti, più vitale, più pronto a rapportarsi con le novità e a mettersi in discussione.

Da sempre si parla dei giovani come di una generazione di “marziani trogloditi”, incapaci, immaturi, viziati e sciocchi…. Si ma quali giovani?!!

Mia madre, oggi anziana, già quando ero bambina raccontava di una spaccatura generazionale tra la gioventù dei suoi tempi e i suoi genitori: gli adulti.

Comprensibile! quella generazione di genitori veniva fuori da non una, ma due guerre mondiali; da un Ottocento che era andato adeguandosi, velocemente e con buona volontà, alle progressiste realtà industriali, mantenendo  saldo  nella formazione delle genti, un forte spirito di conservazione;

È comprensibile che con gli anni ’60 arrivi il decennio della spinta evolutiva maggiore. Ecco il senso della spaccatura generazionale.

Volontà di Crescere.

Come sono stati i figli di quei figli? A rigor di logica, consapevoli degli errori dei loro genitori bacchettoni, sarebbero dovuti diventare dei perfetti educatori delle masse giovanili.. e invece niente di più falso!

Saranno proprio quegli ex-giovani ribelli a gettare la spugna della spinta socialmente evolutiva formatasi negli anni Sessanta e, raggiunta l’età e la funzione genitoriale, a tentare di applicare ai propri figli il clone del modello educativo precedente!

Ma ogni generazione giovanile è a sé stante.

È con l’uso continuo del problem solving che la specie umana si è evoluta, a partire dagli ominidi.

Ci siamo mai chiesti cosa ci distingue di fatto dalle primissime specie umane?

La razionalità ci dovrebbe dunque indurre ad accettarli questi ragazzi di oggi, in contrasto con il mondo, riconoscendone la somiglianza con ciò che siamo stati noi, ex ragazzi di allora, non a denunciarli come trogloditi!

Questi ragazzi vivono nel mondo che noi e i nostri genitori abbiamo dato loro. La COLPA è nostra!

Noi che cercavamo il dialogo, oggi siamo i primi a non parlare con loro.

Noi che non ci sentivamo capiti siamo i primi a denunciare ogni loro comportamento senza entrare nel loro mondo per guardarli da dentro. Per capirli.

Ora siamo noi a rinunciare a capire. Diamo loro quello che abbiamo appreso. Diamo loro almeno un’educazione affettiva: è quella che a loro manca. Diamo loro la percezione di sé stessi.

Altrimenti, i trogloditi che non si evolvono, siamo noi.

© Donatella
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Unported

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