Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

Cesare Pavese

       Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
       questa morte che ci accompagna
       dal mattino alla sera, insonne,
       sorda, come un vecchio rimorso
5        o un vizio assurdo. I tuoi occhi
       saranno una vana parola,
       un grido taciuto, un silenzio.
       Così li vedi ogni mattina
       quando su te sola ti pieghi
10      nello specchi .
..

Pubblicata postuma nella raccolta Poesie del disamore, nel 1951, Verrà la morte e avrà i tuoi occhi dà il titolo alla raccolta omonima in cui Pavese abbandona lo stile classico della poesia per ritornare all’idea tradizionale della poesia come canto, cui è affidato il compito di esprimere liricamente il dolore della passione amorosa. Ne La terra e la morte del 1946 la donna era stata ossessivamente indicata con immagini mitico simboliche legate alla terra e agli elementi naturali (il mare, le stagioni, la collina, le pietre ecc.), ora essa non incarna più gli attributi della natura: è la morte stessa a recare su di sé, come ultima traccia, gli occhi della persona amata. Non resta altro di un rapporto sempre più labile con la vita, destinato a non trovare più espressione (ossimoro un grido taciuto v. 7), a cancellarsi e a scomparire nel “silenzio”: scenderemo nel gorgo muti v. 19.Vai al testo integrale

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