Semprevisa. Salita in solitaria

Mi chiedono perché cammino.

Perché me ne vada in giro per le montagne da sola.

La realtà è che camminare è un continuo sperimentarmi.

Ed è catartico e risolutorio. Come quando a marzo, in un momento di bornout da cui non riuscivo a riprendermi ho deciso di sfidarmi e mettermi alla prova.

Per uscirne.

Ho deciso di salire sulla Montagna madre del mio territorio, sul sentiero che percorreva Daniele Nardi nei suoi allenamenti. Era la prima volta che lo affrontavo da sola.

Ho vinto. Per chi ancora si chiede perché cammino da sola, la risposta è in queste parole:

Marzo 2023

La sera. Riflessione

Dentro al bosco salendo su per la Semprevisa, in molti momenti anzi quasi per tutto il percorso, ho provato la sensazione fisica che provo tutti i giorni della mia vita.

Sentirmi persa.

Senza un punto di riferimento, un appoggio, un sostegno. Senza potermi consultare e confrontare con nessuno.

Dentro quel bosco si è materializzato il contorno della mia esistenza.

Quando devo decidere cosa fare, come comportarmi, come agire, cosa scegliere, quale direzione prendere, per me  e per i miei figli, ecco… certe volte non sono sicura esattamente della strada che devo iniziare.

E ancora oggi capita di sovente…  come al buio mi inoltro senza una certezza e vado avanti seguendo la strada, sotto i miei passi.

Quante volte ho provato questo smarrimento quando avevo i bambini piccoli!

Così è accaduto dentro il bosco buio, alla mattina presto, vuoto e solitario ma in realtà pieno di rumori, di canti di uccelli, di spostamenti di foglie, di fruscii. Quindi pieno di vita, di animali.

Ecco, dentro questo bosco pieno di contraddizioni, mi sono vista come nella vita: intrighi di rovi nel cammino, intrecci di rami, il cielo e la luce nascosti dalle fronde, il buio, il sentiero arduo e non sempre riconoscibile, mentre all’esterno, nel mondo, è  giorno è tutto appare chiaro.

Una scia di sentiero che non sai mai se è quello giusto, ma prosegui sperando di arrivare alla fine del percorso e di raggiungere una meta, in qualche modo.

Alzavo lo sguardo e mi inebriavo delle cime fitte degli alberi che coprivano il cielo, mi chiudevano come in una magica scatola verde. Dentro mi sono proprio riconosciuta con tutte le mie paure, tutte le mie incertezze. Ho provato quella sensazione di vuoto e disperazione, di quando ti senti persa se non sai quale strada prendere; quale sentiero iniziare a percorrere.

Senza poter chiedere aiuto o un parere a qualcuno. Senza poter contare su un confronto con cui capire quale deviazione di sentiero sia quella giusta.

Ti senti come inghiottita nelle viscere della Terra, non sai se ne uscirai fuori, lotti con tutta l’energia della vita che hai dentro, estirpando da te quella capacità di reagire e di trovare una soluzione ai problemi e affrontando le tue paure…

E via via che cammini, ti senti risucchiata nel profondo, nel buio delle fronde e delle rocce, ma è solo camminando che ne esci, solo cercando il sentiero, cercando la via, cercando la luce.

E poi incroci, persone che non ti conoscono e che saluti e ti ricambiano, a cui fai credere che è tutto a posto e che tu conosci lo strada, che sei esperta del luogo, che ti sai orientare; invece, dentro hai una paura fottuta di non saper più tornare a casa, di non riconoscere la strada del ritorno.

E allora cominci a pensare. E se non riesco, se non ritrovo il sentiero? Se mi perdo? Come troverò la strada giusta?

Tiri fuori tutte le armi dell’istinto di sopravvivenza e quando ad un certo punto ti sembra di aver sbagliato tutto, quando non trovi più la strada, pensi: ecco ora impazzisco! e allora ti accorgi che la crisi di panico è un attimo lì a venire, ma respiri perché hai imparato a cavartela da sola, anche in quei momenti così drammatici. E allora respiri profondamente. Ti concentri sui passi, guardi la strada, guardi per terra. Guardi il sentiero cerchi di trovare nella memoria i passi che hai fatto all’andata per rintracciare la strada giusta.

Poi, quando a un certo punto ti accorgi (e questo accade sia mentre sali verso la cima, che quando sei sulla discesa del ritorno) che, in un modo o nell’altro, hai raggiunto la meta, beh tutte quelle paure svaniscono.

E ti senti così ridicola di averle provate. E tutto sfuma.

E torni te stessa.

E ti rimetti quella corazza.

Per affrontare la vita.

Come se nulla fosse. Perché quella paura è solo tua.

© Donatella
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