E’ giunto il momento di riprendere

E’ giunto il momento di tornare e di riprendere l’attività del mio blog. Per un mese ho cercato disperatamente di non avvicinarmi al computer, neanche per un solo attimo. E ho trascurato il mio blog. L’ho fatto per staccare la spina e allontanarmi da tutto ciò che teneva il motore della mia mente acceso 24 ore su 24… Ma soprattutto per meditare più che creare. Sentivo il bisogno di staccarmi dalla letteratura e da tutto quello che  mi riavvicinava troppo al   lavoro di insegnante. Volevo leggere, guardare dei film che conservavo da tanto tempo…vivere la natura…riordinare le fotografie… Tutte cose che durante il periodo scolastico non ho mai il tempo di fare. È stata dura, ma è servito per capire che la mia vita è fatta di tanti piccoli frammenti che  le danno un senso, se li metto insieme. Tra questi c’è  anche il blog. No, non posso stare lontano dal pc. In questi giorni però ho letto tanti libri, classici e non. Di alcuni spero di riuscire a parlare presto.  Aggiungo un brano che mi è rimasto nel cuore anni fa quando lessi il romanzo per la prima volta.

Perché? 

Perché in parte rispecchia una parte di noi. Della nostra vita affettiva e sociale. 

Chi non ha mai fatto esperienza di una persona del genere?

Ma è difficile pararne e rivelare il terrore che abbiamo della malvagità che ci colpisce e ferisce talvolta anche in famiglia.

Beh, un’occasione in più per me per fermarmi a riflettere.

 “Era una di quelle persone malvagie per natura. Aveva gli occhi in fuori, il collo corto, largo, con un porro scuro dietro. E i pugni come mattoni. Quando tornava a casa mi bastava il rumore dei suoi scarponi in corridoio, il tintinnio delle chiavi, il suo canticchiare. Quando si infuriava soffiava dal naso e serrava gli occhi, come fosse sprofondato nei pensieri, poi si strofinava la faccia e diceva va bene, ragazzina, va bene e sapevi che la tempesta stava per scoppiare, e niente l’avrebbe fermata. Nessuno poteva aiutarti. A volte bastava che si strofinasse la faccia o soffiasse attraverso i baffi e io vedevo nero.        Da allora ne ho incrociati altri di uomini così. Mi piacerebbe poter dire diversamente. Ma purtroppo è la verità e ho imparato che, se scavi un po’, scopri che sono tutti uguali, chi più chi meno. Alcuni sono più raffinati, lo ammetto. Possono persino avere del fascino e tu ci puoi cascare. Ma in realtà sono tutti ragazzini infelici che sguazzano nella loro stessa rabbia. Si sentono vittime. Non hanno ricevuto quello che si meritavano. Nessuno li ha amati abbastanza. Naturalmente si aspettano che sia tu ad amarli. Vogliono essere coccolati, cullati, rassicurati. Ma è un errore accontentarli. Non sono in grado di accettare ciò che ricevono, ciò di cui hanno più bisogno. La conclusione è che ti odiano. Ma è un tormento senza fine, perché non riescono ad odiarti quanto meriti, e l’infelicità, le scuse, le promesse, l’abiura, lo squallore, tutto questo non finisce mai…”… 

(da E l’eco rispose di Khaled Hosseini)

Lascia un commento

Archiviato in Il ripostiglio dei pensieri

Lascia un commento