“……scavare una trincea tra presente e passato che neppure la memoria fosse in grado di violare”.
Dopo “La solitudine dei numeri primi”, forse ci si aspettava un romanzo che mantenesse una linea di continuità con il mondo adolescenziale e il senso di solitudine e di abbandono che ne è connesso. Invece ecco un esercito, anzi un plotone di soldati ventenni che hanno appena chiuso con i problemi legati all’adolescenza e che si trovano all’improvviso catapultati in un mondo molto più grande e pericoloso di quanto potessero immaginare. La prima grande prova della vita.
Il Gulistan è una zona dell’Afghanistan, definito “bolla di sicurezza“, “un recinto di sabbia esposto alle avversità” e aperto al nemico, dove il riverbero del sole sulla terra secca e bianca brucia gli occhi e la notte non si possono accendere le luci per non attirare i colpi di mortaio. I giovani soldati vengono presentati quando sono in procinto di partire: l’ultimo giorno prima della guerra, le ultime cose da fare, gli ultimi saluti, gli ultimi pensieri, le ultime paure. Sì perché in Afghanistan non ci si potrà permettere nessuna forma di debolezza. In camerata come in guerra, come nella vita devi sopravvivere e mai soccombere.
All’interno dalla FOB i soldati tentano di ricostruire la vita che gli è più familiare: gli scherzi di camerata, le chat sul Web, le amicizie e i contrasti tra loro, ma una cosa è certa. Nel silenzio della notte, un silenzio assoluto nel quale anche la natura sembra tacere in quella zona polverosa e mortale, essi sentono pulsare il loro cuore e ne ascoltano il battito come anche afferrano il ronzio impercettibile degli altri organi interni, il lavoro continuo e incessante del loro corpo. E’ allora che riprendono il contatto con se stessi, con il loro passato e con le loro storie, quelle che hanno abbandonato partendo per una guerra che non li riguarda.
La storia descrive con dovizia di particolari, talvolta forse eccessiva, il meccanismo bellico nel suo tecnicismo, ma è anche la prova reale che la guerra non è solo quella combattuta con i mortai o con gli IED (“Prendete una tanica di fertilizzante chimico, due fili di rame e due graffette, collegate tutto insieme…. una trappola per topi è questo che è”). Sono altre le guerre che questi ventenni ‘travestiti da soldati’, dovranno combattere. Sono le nuove guerre dell’umanità post-moderna, globalizzata anche nei conflitti. Essi scappano dalla loro vita reale, ma soltanto lontano da essa capiranno che il nemico con cui dovranno confrontarsi, ora che divenuti uomini hanno abbandonato la spensieratezza, è il proprio passato, spietato e soffocante. Una vita per affrontare una guerra inarrestabile contro se stessi e il proprio mondo interiore.
© Donatella R

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