“……scavare una trincea tra presente e passato che neppure la memoria fosse in grado di violare”.
Dopo “La solitudine dei numeri primi”, forse ci si aspettava un romanzo che mantenesse una linea di continuità con il mondo adolescenziale e il senso di solitudine e di abbandono che ne è connesso. Invece ecco un esercito, anzi un plotone di soldati ventenni che hanno appena chiuso con i problemi legati all’adolescenza e che si trovano all’improvviso catapultati in un mondo molto più grande e pericoloso di quanto potessero immaginare. La prima grande prova della vita.
Il Gulistan è una zona dell’Afghanistan, definito “bolla di sicurezza“, “un recinto di sabbia esposto alle avversità” e aperto al nemico, dove il riverbero del sole sulla terra secca e bianca brucia gli occhi e la notte non si possono accendere le luci per non attirare i colpi di mortaio. I giovani soldati vengono presentati quando sono in procinto di partire: l’ultimo giorno prima della guerra, le ultime cose da fare, gli ultimi saluti, gli ultimi pensieri, le ultime paure. Sì perché in Afghanistan non ci si potrà permettere nessuna forma di debolezza. In camerata come in guerra, come nella vita devi sopravvivere e mai soccombere. Continua a leggere
