19 giugno: a metà mattinata accendo la radio per aggiornarmi sulle prove d’esame uscite alla maturità e quasi contemporaneamnente su whatsapp comincia una esplosione di sms di alcuni miei ex alunni ormai usciti dalla scuola (ma ancora sensibili al trauma della maturità), che mi chiedono…”Prooof!!! ma chi è ‘sto Magris?!!”
… in realtà non è che si possa avere una conoscenza enciclopedica di tutti gli autori al mondo, sia delle epoche passate che contemporanei!!!…
Di Magris avevo sentito qualcosa soprattutto a proposito dei premi letterari, e avevo letto alcune recensioni… ma da qui a CONOSCERLO come saggista, scrittore , germanista, professore universitario, uomo politico…! No. Non ero davvero in grado di dare una risposta decisa…. dovevo immediatamente leggerlo!!
Magris, autore estremamente contemporaneo, nasce a Trieste nel 1939, si interessa prestissimo di letteratura tedesca e comincia a scrivere.
Danubio è il capolavoro con cui vince il Premio Bagutta nel 1986 e che lo innalza tra i più importanti scrittori contemporanei. Segue una serie di premi letterari (Premio Strega 1997 con Microcosmi), tantissimi scritti tra romanzi e saggi (L’Infinito viaggiare è del 2005) e una candidatura al Premio Nobel per la Letteratura nel 2007, poi assegnata a Doris Lessing.
Tanti i suoi saggi letterari e non: Lontano da dove. Joseph Roth e la tradizione ebraico-orientale, 1971; L’altra ragione. Tre studi su Hoffmann, e Dietro le parole entrambi del 1978; Itaca e oltre, 1982 Trieste e Un’identità di frontiera (con Angelo Ara) sempre del 1982; L’anello di Clarisse. Grande stile e nichilismo nella letteratura moderna 1984, Quale totalità 1985; I luoghi del disincanto 1987; Utopia e disincanto, Saggi 1974-1998; La storia non è finita. Etica, politica, laicità, 2006; Alfabeti. Saggi di letteratura, 2008; Ibsen in Italia. Lezione Sapegno 2008; Democrazia, legge e coscienza, con Stefano Levi Della Torre, 2010; Livelli di guardia. Note civili (2006-2011), 2011; La letteratura è la mia vendetta, con Vargas Llosa e Opere, entrambe del 2012
…tanti anche i Romanzi: Illazioni su una sciabola 1984; Danubio, 1986; Stadelmann, 1988; Un altro mare, 1991; Il Conde, 1993; Le voci, 1994; Microcosm, 1997 (Vincitore del Premio Strega); La mostra, 2001; Alla cieca , 2005; Lei dunque capirà, 2006.
Ma la domanda esplosa il giorno della Prima Prova d’Esame 2013 ovviamente riguardava il testo!!
L’infinito viaggiare è un ampio diario, un resoconto dei più recenti viaggi compiuti dal Magris in varie parti del mondo, un percorso lunghissimo, da luoghi e paesi vicini ad altri lontani più o meno conosciuti. In queste pagine viene descritto dall’autore quasi l’intero pianeta e ogni luogo viene riproposto con la sua storia, la sua lingua, la cultura, l’arte, la vita, le sue abitudini. Sin da subito si viene ammaliati da questi suoi scritti e appunti di viaggio che danno una visione nuova e diversa dei luoghi geografici, offrendo la possibilità al lettore di conoscere quei particolari (colti solo da un viaggiatore attento e percettivo), dei quali mai avrebbe avuto notizia. Le profonde conoscenze di Magris non finiscono mai di sorprendere il lettore e d’incuriosirlo: esse non risultano essere pure descrizioni, ma rappresentano gli stessi pensieri dell’autore, i luoghi del suo spirito. Non più un diario, dunque , ma un racconto di vita e di esperienze sensoriali in cui Magris non è solo lo studioso o il ricercatore, ma uno scrittore che si emoziona, un artista che si incanta davanti alle meraviglie del mondo. In quel suo “infinito viaggiare” egli sente di essere parte dell’ universo, sente di comunicare, guardando con gli stessi occhi e parlando una unica lingua, con persone e cose diverse e lontane.
“Viaggiare è una scuola di umiltà, fa toccare con mano i limiti della propria comprensione, la precarietà degli schemi e degli strumenti con cui una persona o una cultura presumono di capire o giudicano un’altra.”
Il viaggiatore Magris cerca di capire i tanti mondi che gli si propongono, dai conosciuti e a lui familiari Paesi dell’Est o del Nord europeo, alla Cina, all’Australia, alla Spagna. Il viaggio diventa “un momento di ricerca, possibilità di un più profondo possesso del presente, libertà dalle piccole grane della quotidianità che imbrigliano l’anima chiudendola all’esperienza degli altri: Dante sapeva che l’amore per Fiorenza, appreso dall’acqua dell’Arno, doveva condurlo a sentire che la nostra patria è il mondo, come ai pesci il mare” (G. Casagrande).
© Donatella R

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