Archivi del giorno: 12 giugno 2013

IL NEOREALISMO TRA CINEMA E LETTERATURA 2

IL NEOREALISMO TRA CINEMA E LETTERATURA 2

PROPOSTE PER L’UTILIZZO DEL FILM NELLA DIDATTICA DELLA LETTERATURA.

La Ciociara.

Il film uscì tre anni dopo la pubblicazione del romanzo di Alberto Moravia che in realtà non aderì mai del tutto al  Neorealismo.

Se il romanzo di Moravia è la storia delle avventure di due donne, madre e figlia sfollate in viaggio sulle montagne laziali tra il ’43 e il ’44, nel film risalta soprattutto la descrizione di due atti di violenza, uno collettivo, la guerra;  l’altro individuale, lo stupro che cambieranno profondamente le due donne e il loro rapporto. Moravia esplora tale cambiamento: un prima e un dopo all’interno della narrazione, segnati da profondi risvolti psicologici, in un ambiente per lo più contadino caratterizzato, dal punto di vista linguistico dal tipico sperimentalismo linguistico del Neorealismo: concetti espressi in getto continuo, con una sintassi del parlato arricchita da espressioni gergali.

Come spesso accade il film prende le distanze dal romanzo, ma restano innumerevoli i punti di contatto tra le due opere.

Il romanzo viene raccontato dall’io narrante/testimone (Cesira), che narra i fatti con  semplicità e introducendo il lettore che scopre pian piano dai fatti stessi il carattere trasparente e   infantile dell’io -narrante.

Il film, invece  si apre   a dramma già iniziato: pochi gli elementi, ma sufficienti per la comprensione dei fatti preesistenti all’inizio della storia. Cesira e Rosetta sono nel negozio di alimentari,  improvvisamente cade una bomba sul quartiere romano e Rosetta  sviene.  Lo spettatore è immediatamente calato sulla realtà storica: Rosetta è sconvolta dalla guerra e Cesira, materna e affettuosa conforta la ragazza con la promessa che presto lasceranno Roma.

Osservando attentamente ogni atteggiamento e ogni particolare, emergono via via una serie di elementi che permettono l’identificazione con sempre maggiore precisione del personaggio Cesira, risalendo da esso al significato dell’opera.

Ciò che nel romanzo costituisce un pensiero intimo di Cesira, nel film viene esplicitato: spesso quelle riflessioni che per Moravia appartengono all’io del personaggio e vengono espresse con un discorso interiore, sono rimandate da De Sica alla parte intima della donna, ma anche alla sua parte più sofferente. Divengono frasi urlate in mezzo alla strada, sguaiatamente, perché il dolore non ha più argini che ne contengano l’esasperazione.

La caratterizzazione psicologica della protagonista si delinea ancor di più con gli altri personaggi:  momenti di intimità tra madre e figlia inseriti in un delicato rapporto  fatto di dolcezza, devozione, amore e delicatezza talvolta infantile, ma soprattutto uno smisurato amore materno sul quale si può dire, ruota il cambiamento, il mutamento della storia e dei fatti dal prima al poi.

Nella violenza di cui è oggetto la giovanissima figlia, Cesira vede  crollare i semplici, solidi valori, su cui ha modellato la propria esistenza: l’amore materno annulla il suo intimo dolore, poiché  anch’essa è stata vittima dello stupro. Ella è vittima doppiamente, come madre e come donna. Anche nel rapporto di amicizia con Michele, romanzo e film trovano un equilibrio di contenuti dal momento che con il suo parlare e pensare davanti all’uomo, Cesira si mostra e si apre al lettore-spettatore proprio nel suo essere donna, con i fremiti e le sensazioni di chi a lungo ha ripudiato l’amore.

L’aspetto psicologico del personaggio moraviano non diminuisce certamente  nella trasposizione cinematografica  di De Sica, dove  si manifesta  più che con i pensieri e le parole, con i fatti, la gestualità (gesti, sguardi, tono della voce, ecc.), e in particolare con la flessione dialettale.

Scrittore e regista seppure in tempi diversi, pur  con tipologie e linguaggi diversi hanno usufruito delle stesse tecniche di immediatezza per esprimere  lo stesso dolore.

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Il manicomio è una grande cassa (Alda Merini)

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Alda Merini

Il manicomio è una grande cassa
con atmosfere di suono
e il delirio diventa specie,
l’anonimità misura,
il manicomio è il monte Sinai
luogo maledetto
sopra cui tu ricevi
le tavole di una legge
agli uomini sconosciuta.

Alda Merini

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L’Altra Verità di Alda Merini

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L’ALTRA VERITA’, DIARIO DI UNA DIVERSA

 BURRizzoli Contemporanea

(Dodicesima edizione)

Alda Merini in questa poesia di 156 pagine,  incarnata nelle spoglie solo apparenti della prosa, descrive la “parte primitiva del suo essere, la parte strisciante, preistorica”(pag. 68). La malattia mentale la induce a vivere l’esperienza di manicomio degli anni ’70, un’esperienza in cui più che mai sopraggiunge l’istinto carnale di aggrapparsi spiritualmente alla propria anima tanto è grande il terrore di perderla a causa di elettroshock, mancanza di compassione e comprensione, Leptozimal, Dobren, Serenase, Largactil, Penthotal.

Per tutto il testo sono ricorrenti alcuni tratti, o meglio, alcune tematiche che scandiscono la vita manicomiale: il rapporto infantile con la madre, l’approccio psicoanalitico del Dottor G, la “non socialità”, ossia l’insistenza del rifiuto del mondo esterno e del ritrovare in quel posto “quella” sorta di masochistica protezione di sé, ma soprattutto, e soprattutto, Pierre e le rose per…

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