25 febbraio 2013- A quando risale un profondo momento di instabilità come quello che stiamo vivendo in questi giorni? Da quanto tempo non vivevamo un tal grado di precarietà?
Governo- Presidenza della Repubblica (in scadenza)- Regione (Lazio)-e come se non fosse sufficiente: Soglio Pontificio. Tempi di sbando morale, economico, finanziario, caratterizzati da scarsa forza ideologica, così poveri di desideri, passioni o ardori politici; pagine di storia così insulse, vacue, superflue, di un mondo che ha perso i suoi connotati di umanità; generazioni che non conoscono parole come sogno, convinzione , cambiamento, unione, solidarietà; cosa avremmo potuto o dovuto aspettarci…
Cosa abbiamo fatto negli ultimi 25 anni per evitare il disastro morale? come ci siamo impegnati per costruire il mondo dei nostri figli? 1) abbiamo avallato comportamenti amorali, girando la testa dall’altra parte e sperando nei possibili benefici che il modus operandi leggero e irresponsabile dei nostri governanti avrebbe potuto portarci; 2) ne abbiamo criticato l’incapacità governativa, quando tali benefici non arrivavano; 3) abbiamo continuato a votare e dunque, a scegliere sempre gli stessi perché non vedevamo alternative valide.
Il disastro dilaga e viene subito voglia di fare facile demagogia.
A quando risale un profondo momento di instabilità come quello che stiamo vivendo in questi giorni? Da quanto tempo non vivevamo un tal grado di precarietà?
Governo- Presidenza della Repubblica (in scadenza)- Regione (Lazio)-e come se non fosse sufficiente: Soglio Pontificio. Tempi di sbando morale, economico, finanziario, caratterizzati da scarsa forza ideologica, così poveri di desideri, passioni o ardori politici; pagine di storia così insulse, vacue, superflue, di un mondo che ha perso i suoi connotati di umanità; generazioni che non conoscono parole come sogno, convinzione , cambiamento, unione, solidarietà; cosa avremmo potuto o dovuto aspettarci…
Cosa abbiamo fatto negli ultimi 25 anni per evitare il disastro morale? come ci siamo impegnati per costruire il mondo dei nostri figli?
1) abbiamo avallato comportamenti amorali, girando la testa dall’altra parte e sperando nei possibili benefici che il modus operandi leggero e irresponsabile dei nostri governanti avrebbe potuto portarci;
2) ne abbiamo criticato l’incapacità governativa, quando tali benefici non arrivavano;
3) abbiamo continuato a votare e dunque, a scegliere sempre gli stessi perché non vedevamo alternative valide.
Il disastro dilaga e viene subito voglia di fare facile demagogia. Oggi ci troviamo vacillanti sul filo della nostra inettitudine civica.
Il Papa. Criticato inizialmente “perché un Papa non deve e non può dimettersi” , abbiamo finito con la passiva totale umile accettazione di una situazione fino ad ora considerata “storicamente inammissibile”. Certamente non c’era altra alternativa alla necessità di abituarsi all’idea delle dimissioni pontificie. Ma quello che ne viene di buono è che finalmente forse, ora possiamo cominciare a crescere come popolo, come generazione e come esseri umani. Lo abbiamo criticato e talvolta giudicato, ma se non fosse stato per il suo umile gesto di rinuncia, umile manifestazione di una umanità che non si può confrontare con Dio e porre sullo stesso trono… forse oggi non staremmo qui a farci tante domande e trovare le risposte giuste da dare ai nostri figli. Forse l’unica pagina di storia che vale la pena leggere di questi tempi è quella scritta da Benedetto XVI l’11 febbraio 2013, che mostrando la sua stessa finitezza di uomo ha posto in discussione tutti noi che con le nostre vane certezze avevamo dimenticato e accantonato la nostra stessa condizione di fragilità esistenziale.
«Cinquant’anni fa in questo giorno – aveva già detto il Pontefice l’11 ottobre dalla finestra del suo studio- anche io sono stato qui in piazza, con lo sguardo verso questa finestra, dove si è affacciato il buon Papa, il Beato Papa Giovanni e ha parlato a noi con parole indimenticabili, parole piene di poesia, di bontà, parole del cuore. Eravamo felici e pieni di entusiasmo. Anche oggi siamo felici, portiamo gioia nel nostro cuore, ma direi una gioia forse più sobria, una gioia umile». «In questi cinquant’anni abbiamo imparato ed esperito che il peccato originale esiste e si traduce, sempre di nuovo, in peccati personali, che possono anche divenire strutture del peccato.
Abbiamo visto che nel campo del Signore c’è sempre anche la zizzania, abbiamo visto che nella rete di Pietro si trovano anche pesci cattivi. Abbiamo visto che la fragilità umana è presente anche nella Chiesa, che la nave della Chiesa sta navigando anche con vento contrario, con tempeste che minacciano la nave e qualche volta abbiamo pensato: il Signore dorme e ci ha dimenticato».
Ieri ULTIMO ANGELUS. Dopo circa 700 anni ultimo Angelus PRE-ANNUNCIATO. Piazza S. Pietro gremita. La gente lo ha acclamato. L’atmosfera era carica di amore e di accettazione.
Consapevolezza della necessità di costruire ciascuno a modo proprio, una paginetta di storia senza aspettare che la scriva qualcun altro, per poi puntualmente criticarla
Oggi ci troviamo vacillanti sul filo della nostra inettitudine civica.
Il Papa. Criticato inizialmente “perché un Papa non deve e non può dimettersi” , abbiamo finito con la passiva totale umile accettazione di una situazione fino ad ora considerata “storicamente inammissibile”. Certamente non c’era altra alternativa alla necessità di abituarsi all’idea delle dimissioni pontificie. Ma quello che ne viene di buono è che finalmente forse, ora possiamo cominciare a crescere come popolo, come generazione e come esseri umani. Lo abbiamo criticato e talvolta giudicato, ma se non fosse stato per il suo umile gesto di rinuncia, umile manifestazione di una umanità che non si può confrontare con Dio e porre sullo stesso trono… forse oggi non staremmo qui a farci tante domande e trovare le risposte giuste da dare ai nostri figli. Forse l’unica pagina di storia che vale la pena leggere di questi tempi è quella scritta da Benedetto XVI l’11 febbraio 2013, che mostrando la sua stessa finitezza di uomo ha posto in discussione tutti noi che con le nostre vane certezze avevamo dimenticato e accantonato la nostra stessa condizione di fragilità esistenziale.
«Cinquant’anni fa in questo giorno – aveva già detto il Pontefice l’11 ottobre dalla finestra del suo studio- anche io sono stato qui in piazza, con lo sguardo verso questa finestra, dove si è affacciato il buon Papa, il Beato Papa Giovanni e ha parlato a noi con parole indimenticabili, parole piene di poesia, di bontà, parole del cuore. Eravamo felici e pieni di entusiasmo. Anche oggi siamo felici, portiamo gioia nel nostro cuore, ma direi una gioia forse più sobria, una gioia umile».«In questi cinquant’anni abbiamo imparato ed esperito che il peccato originale esiste e si traduce, sempre di nuovo, in peccati personali, che possono anche divenire strutture del peccato. Abbiamo visto che nel campo del Signore c’è sempre anche la zizzania, abbiamo visto che nella rete di Pietro si trovano anche pesci cattivi. Abbiamo visto che la fragilità umana è presente anche nella Chiesa, che la nave della Chiesa sta navigando anche con vento contrario, con tempeste che minacciano la nave e qualche volta abbiamo pensato: il Signore dorme e ci ha dimenticato».
Ieri ULTIMO ANGELUS. Dopo circa 700 anni ultimo Angelus PRE-ANNUNCIATO. Piazza S. Pietro gremita. La gente lo ha acclamato. L’atmosfera era carica di amore e di accettazione.
Consapevolezza della necessità di costruire ciascuno a modo proprio, una paginetta di storia senza aspettare che la scriva qualcun altro, per poi puntualmente criticarla.
© Donatella R

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