PAVESE E VITTORINI Il ritorno alle radici e alla terra d’origine, ricordi dell’infanzia

La luna e i falò – Conversazione in Sicilia.                                                      do.  ritz

I due passi in esame sono due dei più rappresentativi della realtà storica e letteraria degli anni 40, della quale testimoniano le ambiguità e i sottili legami con la cultura decadente che si palesa soprattutto nel rovello che tormenta in particolare i personaggi pavesiani. Entrambi i romanzi nonostante profondi elementi di divaricazione, possono essere accomunati per alcuni elementi tematici: primo dei quali è l’esperienza della guerra e il ritorno alla terra madre. Conv. In Sic. Nasce infatti  nel clima storico della guerra di Spagna e dei massacri che da essa derivarono. Nel protagonista, che non è tanto un personaggio individuale quanto “l’ognuno”, l’uomo in sé , la situazione genera “astratti furori”, che non possono tradursi in azione a causa  della cappa oppressiva incombente dell’epoca fascista, che ottunde ogni speranza e condanna all’inerzia. Da questa impasse storica deriva l’impulso ad un viaggio all’indietro, alla ricerca delle proprie radici profonde, delle ragioni di una vita più autentica ed umana, in una Sicilia mitica ed ancestrale. Silvestro, il protagonista, ritorna dalla guerra di  Spagna alla natia Sicilia per ritrovare la madre che accompagna in giro per il paese ripercorrendo la sua infanzia; così scopre la realtà della miseria, della sofferenza, della morte. Il messaggio della parte centrale del romanzo è proprio lo sdegno, l’offesa all’umanità che è prodotta dall’oppressione e dalla sofferenza, ma anche la convinzione che l’uomo è più uomo quando è oppresso e perseguitato . In forme simboliche si esprime anche il rifiuto della guerra e dei miti aggressivi che ad essa si collegano. Il fine ideologico viene inseguito in tutto il romanzo, ma punta ad un’arte che trascenda le contingenze immediate della storia, comunicando un messaggio assoluto ed universale. Per questo la narrazione, pur avendo al centro la miseria di una Sicilia arcaica, evita ogni connotazione naturalistica assurgendo ad un clima mitico e simbolico. Torna dunque, il motivo dell’infanzia, della terra natia, durante le nefandezze create dalla guerra, anche in la luna e. , ma con Pavese, non più lirico e non più mito torna la storia cruda della miseria contadina e dell’emigrazione, nonché la durezza della guerra civile. Il  narratore, orfano trovatello, ritorna nei luoghi d’origine a distanza di anni, dopo essere emigrato ed avere fatto fortuna in America. Riaffiorano così nella sua memoria gli anni dell’infanzia e della giovinezza, dopo che era stato accolto ed allevato da una povera famiglia sulla collina di Gaminella. Tutto ciò che era da lui conosciuto è scomparso, gli stessi luoghi sembrano mutati. Alcuni tra coloro che un tempo aveva frequentato sono morti, uccisi dalla guerra, altri la povertà ha reso folli. Con Pavese  il proposito di sistemarsi nella terra d’origine fallisce dolorosamente. Dunque se è vero che molti sono gli elementi di discordanza fra i due autori, per contro esistono elementi di forte  comunanza: per entrambi oltre ad essere palese una componente della cultura decadente non si può dimenticare la suggestione che Solaria esercitò non solo per l’eleganza formale, ma anche per l’attenzione allo scandaglio individuale attraverso lo strumento prosa e l’alto profilo morale presente in entrambi gli autori. E’ evidente  tra l’altro l’ io narrante che gestisce ambedue i passi riportati,  che se secondo punti di vista differenti. L’io di V. è ancora in viaggio e il mare suscita in lui una sorta di memoria involontaria (mi riconobbi di nuovo ragazzo); l’ io di P. è già sulla piazza del paese. Il verbo “conoscere” e “riconoscere”, conoscere se ed essere riconosciuto, tesse un legame: riconoscersi ragazzo, oppure non essere riconosciuto: Il mare, la natura, forse provocano un nuovo radicamento; la piazza, le persone servono a nascondere ed a non svelare. Altra affinità tematica il ritorno e il ricordo (ai miei tempi) viene affrontata dagli autori con la consapevolezza delle radici romantiche in cui tale tema affonda: basti pensare alle pagine di Leopardi sulla qualità poetica della memoria. Appare anche un forte legame con il Decadentismo, come fuga dal presente che si tramuta spesso nel ricordo  e nell’infanzia: Mann e Proust. Si noti come l’adolescenza oltre ad essere il luogo della felicità ricordata è anche la metafora per indicare immaturità sociali e/o psicologiche. (Ambito italiano, l’infanzia come emblema  un’esistenza non ancora spezzata dal male in Pascoli o in tempi successivi in Saba o in Moravia: Ernesto). Vittorini predilige un tono lirico, tale da conferire ai personaggi un’aura mitica e atemporale, con un verbo fortemente espressivo a connotare la situazione (“divorare il  mare” ; “da un altipiano” ; l’accumulo per asindeto: città, paesi, eccetera;  rispondenze sonore: divorare il mare; indeterminatezza temporale).

Più concreto il tono che assume la prova di P. con le sue locuzioni tipiche da linguaggio parlato: grande e grosso, ai miei tempi ; e con le sue precise determinazioni temporali: quest’estate; e spaziali: all’albergo … sulla piazza.

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